Nell’embrione proteine anti-tumore

SynchroLevels è il mio integratore di punta,

è lui che mi sta aiutando a riprogrammare le mie cellule, non ho dubbi sul fatto che mi viene dimostrato dagli eventi, i risultati della TAC del 15 aprile 2013 sono arrivati dopo 75 giorni che mi somministravo synchro (dal 01/02/13) , tutto il resto del protocollo è venuto successivamente a partire dagli altri due mie pilastri, la somministrazione del fungo Reishi iniziata il 15 marzo 2013 e l'ascorbato di potassio con ribosio iniziato il 20 marzo 2013.

Io penso che i tre prodotti, terapie alternative, lavorino in maniera sinergica tra loro, sono il mio cocktail vincente, se mi chiedessero di rinunciare ad uno di essi non saprei da che parte farmi.

 

Mi sono imbattuto in SynchroLevels in una delle mie notti di ricerca, le prime, ero ancora stordito e disorientato, invaso da un cocktail di emozioni, paure, difficoltà fisiche, la pet da poco mi aveva detto che probabilmente avevo i linfonodi invasi dalla neoplasia, mi sentivo più morto che vivo.....

Lo trovai per caso in questo Blog. mentre mi informavo su sorafenib.

Ancora oggi ringrazio dio che me lo fece incontrare, ringrazio anche la mia temeraria cocciutaggine nel cercare spasmodicamente informazioni relative alla mia patologia.

Fui subito fascinato dal dot. Biava, dalla storia, dalla ricerca, dal libro scritto dal dottore che mi sono bevuto il 24 ore.

il giorno dopo andai in farmacia e lo ordinai subito.

 


 

 



 

 

 

 

 

 

 



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Nuovi risultati in tema di riprogrammazione delle staminali per la cura dell'epatocarcinoma, del tumore del colon e altri tipi di cancro

Current Pharmaceutical Biotechnology, un’importante rivista scientifica internazionale, dedica il volume 12 numero 2 di febbraio 2011 al tema della riprogrammazione delle cellule staminali normali e tumorali [Reprogramming of normal and cancer stem cells]. Il volume è curato da Pier Mario Biava, ricercatore medico, apripista di questo filone di ricerche da circa 20 anni.

Le sue ricerche pionieristiche hanno aperto un nuovo modo di affrontare le malattie tumorali, che negli anni recenti viene riconosciuto come valido ed innovativo dalla comunità scientifica internazionale.

Migliaia le ricerche che ultimi anni in tutto il mondo hanno dimostrato l’assunto sostenuto da Biava sin dall’inizio e cioè che la malignità del tumore è legata alla presenza di cellule staminali mutate, responsabili delle recidive della malattia e delle metastasi.

Le ricerche svolte dimostrano che queste cellule, che rispondono poco alla chemio e radioterapia, possono essere riprogrammate, confermando le proprietà in tale senso di alcune sostanze già individuate dallo stesso Biava e che negli studi in cui sono coinvolti pazienti considerati non trattabili in altro modo hanno dato risultati molto incoraggianti, compresa la scomparsa della malattia, dimostrata a mezzo TAC.

Tali sostanze sono estratti embrionali di Brachydanio Rerio, un pesce tropicale noto anche come Zebrafish.

Da qui il numero speciale di Current Pharmaceutical Biotechnology, in cui si fa il punto sull'argomento attraverso il contributo di numerosi studiosi che lavorano in prestigiose istituzioni scientifiche internazionali: vi sono articoli di ricercatori del Centro Tumori di Tokio, di prestigiose Università e Centri di Ricerca americani, indiani, indonesiani, oltre che di importanti Università italiane, come l'Università di Milano, di Roma "La Sapienza" , di Pisa, Varese, L'Aquila, Bocconi e di prestigiosi Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, come Humanitas e Multimedica di Milano.

Il numero speciale e' composto da 15 articoli, di cui 3 scritti da Biava. L'articolo che vede la partecipazione con la Bocconi e l'Università dell'Aquila mira a migliorare l'intervento terapeutico, suggerendo ai medici meticolosi protocolli di trattamento con i fattori di differenziazione delle cellule staminali.

Uno degli articoli con l'Universita' La Sapienza dimostra un fatto molto importante: che vi e' un potenziamento degli effetti di rallentamento sulla crescita tumorale se si usano contemporaneamente i fattori di differenziazione delle cellule staminali ed alcuni chemioterapici, come il 5 fluoro uracile, nel trattamento del tumore del colon.

Dal punto di vista terapeutico ha grande rilevanza l'articolo siglato come primo autore da Tito Livraghi, il padre del trattamento per via percutanea dei tumori del fegato, scritto in collaborazione con clinici dell'Università di Milano, in cui si descrivono i casi di regressione completa nei pazienti con epatocarcinoma in stadio intermedio-avanzato, trattati con i fattori di differenziazione messi a punto da Biava.

I casi di regressione completa riguardano mediamente il 13% dei pazienti prima considerati terminali, mentre guardando i pazienti che hanno riscontrato una regressione parziale e una stabilizzazione della malattia la percentuale sale fino al 36%. Risultati molto incoraggianti se si pensa che nessun trattamento, ad esclusione della chirurgia o del trapianto nei limitati casi in cui sono possibili, prospetta risultati simili.

(continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’embrione proteine anti-tumore


MILANO – L’embrione, almeno in certi momenti ben precisi del suo sviluppo, produce una serie di proteine che sembrano in grado di bloccare le cellule staminali “cattive” responsabili di alcune forme di tumore, spingendole a differenziarsi in una forma non pericolosa.

La scoperta, che apre le porte a un innovativo approccio terapeutico, arriva dopo oltre vent’anni di ricerche eseguite da Pier Mario Biava, un medico del lavoro (è primario all’ospedale di Sesto San Giovanni, vicino a Milano) prestato all’oncologia.

Biava e altri colleghi, fra cui Luigi Frati, preside della facoltà di medicina all’università La Sapienza di Roma, hanno sperimentato su 179 malati di carcinoma al fegato in fase avanzata una miscela di queste proteine a basso peso molecolare, estratte dall’embrione dello Zebrafish (un pesce tropicale).

 

 

I pazienti, per i quali non era più possibile effettuare altre terapie, sono stati suddivisi in due gruppi:

al primo sono stati somministrati gli estratti embrionali, mentre il secondo gruppo ha ricevuto una terapia conservativa.

Dopo quattro anni, l’analisi dei dati ha mostrato che la terapia con i fattori embrionali era stata in grado di migliorare sensibilmente la sopravvivenza, di indurre una risposta o una regressione della malattia in un paziente su cinque e un arresto della progressione nel 16 per cento dei casi trattati.

La spiegazione di questi risultati positivi va cercata, secondo Biava, nella capacità che le proteine estratte dall’embrione (in termine tecnico, i fattori di differenziazione) hanno di spingere le cellule staminali del tumore a “prendere una strada” diversa, riducendo, o perdendo del tutto, la loro pericolosità.

I risultati della ricerca sono stati appena pubblicati sulla rivista Oncology Research.

Biava ha cominciato i suoi studi, come medico del lavoro, esaminando gli effetti delle sostanze cancerogene sui feti di animali da laboratorio. «Mi ero accorto - racconta - che, in un animale gravido, molte sostanze dannose causavano un tumore nel feto solo se somministrate dopo che i suoi organi si erano formati (cioè dopo la cosiddetta “organogenesi”), ma non prima.

Sembrava insomma che ci fosse qualcosa nel feto che, pur non potendo impedire lo sviluppo di altre malformazioni, riusciva a bloccare l’insorgenza del cancro». Biava e la sua équipe hanno “setacciato” per anni le sostanze presenti nell’embrione dello Zebrafish e di altri animali, selezionando una serie sempre più precisa di proteine che apparivano in grado di possedere un effetto anticancro.

«Siamo poi andati a verificare - aggiunge Biava - se questa particolare miscela di proteine potesse agire anche sulle cellule umane, e abbiamo avuto una sorpresa positiva: l’estratto di embrione di Zebrafish funzionava su almeno otto tipi di tumori umani diversi, e ogni volta, a seconda delle caratteristiche della neoplasia, con meccanismi differenti».

Nel caso dei fattori di differenziazione cellulare, siamo in presenza di una miscela di elementi (tra i quali, probabilmente, anche piccoli frammenti di materiale genetico con funzione regolatoria, i cosiddetti micro RNA) che sono in grado di intervenire su certi enzimi, sulla codifica di alcune proteine, sulla loro trasformazione dopo che sono state sintetizzate, sugli oncogeni, sulla morte cellulare e così via, a seconda delle caratteristiche del tumore e dello stadio della malattia.

E’ per questo che funziona in casi molto diversi, ed è per questo che non ha senso pensare di isolare un singolo principio attivo, come si fa di solito nella farmacologia tradizionale»

 

puoi leggere l'intero articolo sul corsera

sito ufficiale del Dot. Biava

 

 

 


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Fonte

 

(continua)

 

Il cancro e la ricerca del senso perduto
Pier Mario Biava
Springer-Verlag, 2008

 

 

 

di Daria Fago

È un libro prezioso questo di Biava, che unisce una parte scientifica rigorosa e coerente al racconto pienamente umano e profondo di un’intuizione, di una scoperta.

Pier Mario Biava è un medico, ricercatore illustre dell’Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico Multimedica di Milano, che ripercorre le tappe essenziali della sua vita e della sua ricerca, iniziata come psichiatra nei primi centri di salute mentale istituiti con la legge 180, poi come medico del lavoro, a Trieste, pioniere degli studi sulle relazioni tra fattori ambientali e tumori, quando l’amianto nei cantieri navali si respirava senza precauzioni. Infine a Milano, dove le osservazioni del passato diventano ricerca, le ipotesi si trasformano in certezze.

Alla base del suo percorso, la critica verso il modello dominante nella medicina occidentale, medicina deumanizzata-cosificata in un riduzionismo che ha preso il sopravvento su ogni altro tipo di pensiero, che guarda agli organismi viventi come ad un insieme di meccanismi biochimici, in cui ciascuna cellula costituisce un’entità individuale, per cui può essere trattata indipendentemente dal contesto in cui si trova.

Biava ha accolto invece la visione olistica nella quale il tutto caratterizza il contesto che determina il comportamento delle parti e questo lo conduce inevitabilmente ad un discorso filosofico sul cancro, interpretato come patologia della significazione, metafora di un’epoca, la nostra, in cui il male maggiore sembra proprio la perdita di senso, a tutti i livelli.

Si ritrovano nelle sue parole gli echi della psichiatria fenomenologica, inaugurata da Binswanger agli inizi del secolo scorso, per la quale l’uomo non è al mondo come lo sono le cose, ma si “dà” un mondo, un uomo inscindibilmente legato al suo mondo-ambiente, al mondo degli altri, che percorre con quell’intenzionalità che lo caratterizza e che fa sì che non si possa studiare l’esistenza umana con le metodiche oggettivanti proprie delle scienze naturali.

Un mondo che per essere conosciuto ha bisogno non solo di razionalità, ma anche di “volontà e di sentimento”, per cui Biava fa sua la concezione che della conoscenza aveva Steiner, il fondatore dell’antroposofia, come processo che deve condurre il sé all’unità con l’universo.

Il suo viaggio inizia con il racconto dell’intuizione, nell’aria tersa di Trieste, della relazione tra cancerogeni, mutazioni del DNA e malformazioni embrionali che lo portò a scoprire che alla base degli eventi di cancerogenesi dovevano esserci non solo mutazioni ma anche un blocco dei processi di differenziazione cellulare.

Nelle cellule tumorali i programmi di moltiplicazione e differenziazione si rivelavano disaccoppiati, restando attivi solo quelli di moltiplicazione. Nel paziente oncologico si è interrotto un dialogo fra l’individuo e un gruppo di cellule, che fanno parte di un sottosistema in cui i codici di significazione sono cambiati rispetto a quelli con cui tutte le altre cellule differenziate comunicano e che portano ad un’azione distruttiva invece che solidale.

Riprogrammare le cellule maligne piuttosto che ucciderle, convincerle a tornare a funzionare in modo normale oppure a morire, in un progetto di cura che coinvolge l’informazione, elemento fino ad oggi trascurato e che invece è alla base dei sistemi viventi, presente come un ologramma in tutte le loro parti, costantemente informate dalla rete cognitiva che governa il tutto.

In questa ottica il cancro rappresenta la rottura del flusso di informazioni che arriva alle cellule, la rottura della comunicazione fra l’organismo e alcune sue parti, come ristabilire l’ordine?

La risposta è complessa e semplice al tempo stesso, Biava ha scoperto che l’informazione che convince le cellule maligne (che considera alla stregua di staminali mutate) a tornare alla normalità è prodotta dal nostro organismo solo in specifiche circostanze che sono quelle dello sviluppo embrionale. Lì la comunicazione tra le cellule della madre nell’utero (organo di regolazione, non solo un contenitore meccanico) e quelle dell’embrione, induce le cellule staminali a passare dallo stadio di moltiplicazione a quello di differenziazione.

Così il trattamento del cancro ideato consiste nell’identificare, estrarre e ridare le informazioni che le cellule staminali ricevono nell’utero, alle cellule tumorali di un organismo adulto. Così le cellule tumorali passano dallo stadio di moltiplicazione a quello di differenziazione, quindi all’integrazione con il resto del corpo. In alcuni casi di cancro (ne esistono circa un centinaio) questo si è rivelato possibile, sono necessarie altre sperimentazioni.

Biava contesta la visione riduttiva che pensa di poter combattere il cancro concentrandosi su un solo gene, visto che il nostro secolo si annuncia come quello della “epigenetica” piuttosto che della “genetica”, con la scoperta che gran parte del DNA ha in realtà funzioni regolatorie

Possiamo concludere con le parole della bellissima prefazione di Ervin Laszlo: “Il mondo non è un aggregato meccanismo di parti separate e separabili, ma unità organica, una gerarchia in cui il tutto si annida nel tutto…la salute dentro di noi e intorno a noi sono l’espressione dell’integrità e della coerenza dei sistemi che le manifestano. Mantenere o riacquistare la salute significa ristabilire il flusso di informazioni essenziali nel sistema. Questa è la via per guarire il corpo, guarire la società, guarire il pianeta.

 

” Pubblicato da Altrasalute.it a 7:09 PM

 

Carcinoma epatico scarsamente differenziato di verosimile origine primitiva.

 


Oggi voglio provare a spiegarvi il meccanismo della cellula non differenziata (staminale cattiva) più comunemente denominata:

1) tumore ( quando la stessa si moltiplica in un unico punto)

2) cancro (quando la stessa tramite il sistema linfatico o sanguigno si sposta dalla sede centrale per insediarsi e proliferare in altra parte del corpo, organo), - la meta-stasi.

Il nostro corpo è formato più o meno da 100 mila miliardi di cellule .

Si stima che ogni anno o poco più ognuno di noi rinnovi-sostituisca tutte le 100 mila miliardi di cellule vecchie con cellule nuove…

La proliferazione-rinnovamento cellulare avviene tramite sdoppiamento, ad un certo punto la cellula staminale si divide in due cellule con due dna e tutte le informazioni ad esso legate..


A un certo punto la cellula staminale si divide in due cellule, (mitosi) una cellula predisposta all'immediata differenziazione e una staminale che manterrà una condizione dormiente (quiescente) come fosse di scorta, pronta a differenziarsi in caso di bisogno, tipo la sbucciatura della cute,la riformazione di una frattura, la sostituzione di cellule morienti (apoptosi-necrosi), entrambe le cellule portano con se tutte le informazioni della cellula d'origine, le cellula differenziate, intossicate dal liquido nel quale sono immerse, circondate (matrice extracellulare oppure liquido interstiziale - sono due cose diverse) moriranno - e verranno sustitute dalle nuove cellule staminali pronte a differenziarsi per prendere il loro posto.

Se la vecchia cellula differenziata non si suicidasse (apoptosi) o morisse avvelenata dalla matrice extracellulare continueremmo a crescere di volume in maniera esponenziale, diventeremmo esseri enormi schiacciati dal proprio peso, una cosa simile a quella che avviene per il tumore, (ma questo ve lo spiego dopo), oppure avremmo staminali (non differenziate) tutte dormienti.

Il filosofo Alexis Carrel dimostrò ampiamente che la cellula è immortale se immersa in una matrice extracellulare sana, pura, pulita.


La cellula staminale è una cellula nuova che nel suo dna ha tutte le informazioni ma nei fatti non è in grado di compiere il suo dovere rispetto all’organo dove si è formata per sdoppiamento…

Per acquisire la capacita di fare la cellula del fegato se nasce nel fegato oppure la cellula dell’intestino se nasce nell’intestino subisce una serie di passaggi denominati Differenziazione.


La differenziazione gli permette di diventare una cellula funzionale all’organo dove si trova.

In pratica, la cellula del fegato nata dallo sdoppiamento(mitosi) all’inizio non è capace di fare la cellula del fegato, per diventare una cellula del fegato subirà una serie di passaggi che la cresceranno differenziandola e adattandola alla funzione dell’organo…

La staminale nel suo dna a tutte le informazioni necessarie affinche durante le prime fasi dello sviluppo si possano differenziare circa 200 tipi diversi di cellule a seconda della funzione che svolgeranno: nervose, muscolari, di rivestimento, cellule che producono sostanze (quelle delle ghiandole), e altre che le assorbono (quelle dell'intestino). Non è fantastico?

Saranno le cellule già differenziate vicine che nei vari passaggi di differenziazione gli spiegheranno in che modo si deve differenziare, un poco come fanno i genitori quando crescono i figli…

I figli dei nobili sono educati per fare i nobili, i figli dei rom per fare i rom e così via..


Dovete sapere che in questo continuo lavoro di sdoppiamento, rinnovamento, si stima che ogni giorno in ognuno di noi si formino un migliaio di cellule staminali difettose = tumore….

Ognuno di noi, chi più chi meno, ogni giorno sviluppa un migliaio di tumori, la cosa fantastica è che la cellula nelle informazioni custodite nel suo dna ne ha alcune che le dicono di suicidarsi immediatamente (apoptosi) appena si accorge di non essere completa, perfetta (tumorata)… Incredibile vero?

Ogni giorno sviluppiamo centinaia di tumori ma le cellule pre-tumore si suicidano perché così è scritto nelle loro istruzioni genetiche.

Fantastico il corpo umano, un peccato non trattarlo bene vista la sua stupefacente complessità funzionale, nulla è lasciato al caso, è previsto anche l’errore ed è previsto pure il rimedio all’errore, la cellula va in auto-diagnosi, scopre di essere difettosa e si suicida per il bene della familia, sa perfettamente che se non lo farà, diventerà un problema grave per tutti, il famigerato tumore

Allora direte voi, se è così facile perché si sviluppano masse tumorali?

Semplice, in alcune cellule staminali nate dallo sdoppiamento viene persa l’informazione che gli dice di farsi l’autodiagnosi e di suicidarsi nel caso scopra di non essere completa-perfetta..

Questo errore è la molla che avvia lo sviluppo del cancro, la cellula staminale si sdoppia e forma una cellula dormiente pronta ad avviare la differenziazione in caso di bisogno e una cellula nuova staminale pronta a differenziarsi, in questo sdoppiamento alcune staminali perdono frammenti di dna ma siccome il nostro sistema è quasi perfetto la cellula staminale difettosa si suicida per il bene comune..

A volte però, lo sdoppiamento fa perdere alla nuova staminale parte delle informazioni tra le quali anche quella che le dice di suicidarsi se difettosa…

A questo punto la staminale diventa una cellula impazzita, non si suicida, non si differenzia, quindi non acquisisce le capacità di fare la cellula dell’organo nel quale si trova, il suo sdoppiamento è molto più veloce delle differenziate, la staminale è giovane e molto più energica delle differenziate, ha cicli di raddoppiamento molto più frequenti perché è giovane e vigorosa, la stessa differenza che possiamo riscontrare in un confronto fisico tra un giovane e un vecchio della nostra razza..

Ogni massa tumorale che ci trovano ha inizio da una singola cellula, ecco perché si dice che quando gli strumenti ci diagnosticano il tumore nei fatti lo stesso è partito 3/4 anni prima, è solo che prima di raggiungere dimensioni visibili agli attuali strumenti impiega tot numeri di raddoppiamento-sdoppiamento esponenziale e quindi passa il tempo, quantificato appunto in 3/4 anni a seconda dell’aggressività (vigore) della staminale, le mie ad esempio sono ad alta proliferazione (40%) il che vuol dire che sono molto vigorose e si raddoppiano ogni 80/100 giorni.

Il fatto è che parte tutto da una cellula, quindi dopo 80 giorni erano due cellule, dopo altri 80 giorni erano 4 –poi 8 poi 16 – poi 32 e cosi via, quando le mie staminali arrivano ad una massa di un centimetro dopo 80 giorni sono 2 centimetri, dopo altri 80 giorni sono 4 centimetri e dopo altri100 giorni sono 8 centimetri..

Capite il malefico meccanismo?

Ci hanno messo anni a diventare una massa di 1 centimetro, poi nell’arco di 10 mesi passano da 1 centimetro ad 8 centimetri, mentre crescono portano via spazio alle cellule sane e spingono sugli organi vitali adiacenti provocando dolori insopportabili…

Ora ritorniamo al momento nel quale la staminale inizia a differenziarsi, uno si domanda, come fa a sapere la staminale che si trova nel fegato quindi si deve trasformare in una cellula del fegato? Il meccanismo è complesso ma tra i vari fattori ad influire sono informazioni che riceve dalle cellule vicine, quelle vecchie, cresciute e già differenziate…

 

 

E’ qui che salta in ballo la teoria del dottor biava…

Il dottor biava si è accorto che nelle staminale del feto il tumore non attacca, insomma, le cellule difettose muoiono oppure si aggiustano, non ha scoperto il perché ma ha capito che in quella fase tra le cellule esiste una connessione che impedisce ad una staminale di impazzire di smettere di differenziarsi e di non suicidarsi…

 

Per il dottor biava in quel momento esiste un fattore che impedisce la degenerazione della cellula, (il senso della vita), non sa se il fattore porta all’apoptosi la staminale difettosa anche se non ha le informazioni per farlo o piuttosto lo stesso insegna alla cellula a differenziarsi pur avendo perso le informazioni nel suo dna…

 

Il dottor biava sa una cosa, in quello stadio il tumore non attecchisce, ecco allora che isola pepti di pesce relativi a quella fase embrionale, i pepti vengono assorbiti dal nostro corpo, arrivano sulle nostre cellule tumorate e a quel punto o le istruiscono all’apoptosi oppure le riprogrammano e gli ridanno le informazioni necessarie per la differenziazione..

Ecco perché considero l’intuizione del dottore qualcosa di fantastico..

Ecco perché non farei mai a meno delle mie gocce di syncrholevels..

 

Altra cosa, la cellula staminale difettosa incapace di suicidarsi e quindi capace solo di riprodursi senza essere capace di cresce ed imparare a fare la cellula adulta ad ogni passaggio subisce delle modifiche..

Essendo una cellula difettosa il suo sistema di sdoppiamento è corrotto quindi ad ogni sdoppiamento può succedere che si sviluppi una nuova staminale con un difetto diverso dall’originale, la cosa triste è che la staminale difettosa a differenza della differenziata, quando si sdoppia-raddoppia non si invecchia, non si suicida, cosi abbiamo un continuo raddoppiamento di cellule ignoranti, (la massa tumorale che cresce).

 

Qui salta in ballo il discorso del mio oncologo, i ceppi più resistenti che per selezione naturale supereranno l’effetto della cura che sta sconfiggendo il tumore..

 

Facciamo l’esempio sul mio carcinoma, è evidente che il mio protocollo ha trovato il modo di fermare il mio cancro, l’insieme dello stesso uccide più cellule staminali di quelle che riescono a riprodursi, abbiamo una situazione di regresso demografico, muoiono più cellule pazze di quelle che sono capaci di riprodurre con lo sdoppiamento..

 

Il rischio:

Siccome ad ogni passaggio la staminale essendo pazza e incompleta delle informazioni potrebbe generare delle nuove staminali pazze in modo diverso da essa, questa nuova forma di pazzia potrebbe essere più debole al mio protocollo ( in questo caso vinco io) oppure più forte al mio protocollo, è chiaro che se nello sdoppiamento si sviluppa una sola cellula staminale resistente al mio protocollo riparte il ciclo, tecnicamente sembro in guarigione perché la massa principale delle cellule sta morendo grazie al mio protocolla ma la nuova pazza resistente allo stesso sta lavorando in silenzio, riparte da una, poi due, poi 4 poi 8 ecosivia, queste sono le cosidette recidive a due tre anni…

 

 

Questo è il motivo per il quale, anche se il tumore sparisce la medicina (giustamente) non ci definisce guariti prima di 4/5 anni, potrebbe essere in corso un nuovo ceppo diverso da quello sconfitto, è solo che riparte da 1 cellula quindi gli servono tot cicli - tot anni per ripresentarsi come massa tumorale….

 

Ecco ancora perché noi non dovremo abbassare la guardia quando gli strumenti ci diranno che non si vede più massa tumorale, tutto potrebbe essere ripartito da 1 sola cellula e tutto potrebbe venire allo scoperto tra 3/4 anni..

 

Tutto questo ragionamento vi spiega anche perché io non credo nella chemioterapia, la chemioterapia punta ad uccidere tutte le cellule tumorali, nei fatti mentre uccide le cellule tumorali ci distrugge il sistema immunitario i tessuti di fegato, stomaco, intestino ecc ecc..

 

 

Secondo me la chemio è un veleno, lo dimostrano i collaterali che hanno tutti coloro che si sottopongono alla stessa, perché il loro corpo sta male? Chiaro, perché le cellule sane e i tessuti sani sono avvelenati – si potrebbe accettare un avvelenamento momentaneo se la chemio ci garantisse di uccidere tutte le cellule staminali impazzite, il fatto è che non ci riesce, alla chemio serve tempo, il suo problema è che ci avvelena quindi deve essere interrotta a cicli, quando interrompiamo la chemio il cancro si riprende, le cellule staminali raddoppiano col rischio che si formino nuovi ceppi.

 

 

E' un po come quando hai il pugile quasi suonato pronto a cadere sotto i ganci dell'avversario e suona il gong, nell'intervallo il pugile si riprende e torna in campo da una situazione migliore di quella nella quale si trovava al momento del gong, se non ci fosse stato il gong, (per la chemio la sospenzione - ciclo) sarebbe caduto a terra sconfitto, il gong lo ha salvato e quando riparte l'incontro se la può rigiocare..

 

Tutto questo avviene in un terreno favorevole al tumore creato dall’avvelenamento e dall’indebolimento del sistema immunitario da parte della chemio..

Secondo me (che non ho studiato medicina) la chemio prepara il terreno per l’attacco finale della degenerazione, lo predispone alle condizioni più favorevoli per il cancro…

In un primo momento da una promettente risposta, la massa tumorale si riduce – ma intanto sta indebolendo il sistema immunitario, i tessuti, le cellule, il fegato, gli intestini, l'equilibrio cellulare ecc ecc – dopo poco il paziente non sopporta più l’avvelenamento, si interrompe la chemio e il corpo è bello pronto per l’attacco finale del tumore. (la chemio non ha tempo per uccidere tutte le cellule tumorali perchè il nostro corpo non la sopporta e siamo costretti ad interromperla a cicli che vanno solo a vantaggio del cancro).

Quando sospendiamo il ciclo il cancro ha il tempo di riprendersi, rinforzarsi, io il mio protocollo non lo sospendo mai, MAI, il mio corpo non solo lo sopporta, ne trae infiniti benefici, io e il mio protocollo non diamo tregue al nostro carcinoma epatico, il mio corpo lo sopporta perfettamente quindi non attuiamo sospensioni di incontro, lo teniamo sempre sotto pressione, io nutro il mio corpo con la natura, do al mio corpo quel che gli serve per funzionare al massimo delle sue potenzialità (altro che veleno), al resto pensa il mio sistema immunitario, e dove non potrà arrivare il mio sistema immunitario alla massima efficienza non potrà certo arrivarci la chemioterapia.

 

Alcuni sostengono che:

chi è guarito con la chemio sarebbe guarito anche senza la chemio, io credo a questi medici,

Ecco perché io non mi farò mai la chemioterapia,

considero la chemioterapia come un veleno da tortura e non mi farò mai torturare..

( Parere personale e Opinabile;-)

 

 

Lo so , lo so che in questa spiegazione ci stanno un sacco di inesattezze, cari maestrini, io ho cercato solo di dare una spiegazione terra-terra, il tutto è molto più complesso, però una cosa è certa, è chiaro che non puoi vincere il cancro che si sviluppa in un ambiente avvelenato usando il veleno e quindi continuando ad avvelenare l’ambiente dove prolifera, è come concimare il terreno dove cresce e prolifera, ………

In ultimo, potete crederci o non crederci, mentre scrivevo queste stupidate mi sono bevuto 800 cl di succo verde centrifugato..

Io non mi faccio la chemio, io mi sparo dei succhi verdi, dall’ LUGLIO 2012 ho un carcinoma epatico con proliferazione del 40% nel sistema linfatico, sto benissimo, in tutta la mia vita non sono mai stato bene come adesso che bevo succhi verdi - ….

 

 

Ho deciso di utilizzare la tattica della terra bruciata....

quella utilizzata dalla russia nel conflitto con napoleone (campagna di russia 1812) e utilizzata sempre dai russi contro le armate tedesche di hitler lungo il fronte orientale nel 1942-1943

Non voglio affrontare il tumore in una tragica battaglia frontale - tipo waterloo, una battaglia sangiunosa,.
Il combattimento durò complessivamente circa otto ore, nelle quali i francesi ebbero circa 25.000 morti e feriti, gli alleati circa 15.000 perdite e i prussiani 7.000.

Eccoci, la chemio usa la strategia frontale di waterloo, ingenti morti e danni su tutti i fronti..

io invece utilizzo la strategia russa della terra bruciata, lavoro per togliere le risorse al tumore..
inaridisco il terreno dove lui prolifera e degenera, lo privo del suo ambiente ideale (Acido) costringendolo ad una resa forzata senza scontro frontale dove lo stesso non ha rivali.

Pure la chemio spessissimo, nello scontro frontale ripiega e perde, il tuomore è troppo forte se affrontato nel suo campo...

Va invece vinto strategicamente, rendendo alcalino il proprio corpo, riportanto l'equilibrio biochimico e la funzionalità ottimale dell'apparato digerente, del sistema immunitario, dei reni del fegato..

Io voglio vincere e VINCERO'....................

 

p.s. la disastrosa battaglia di waterloo, napoleone perse causa l'arrivo delle truppe prussiane,
altrimenti gli inglesi col cavolo

 

Chi vivrà vedrà..

luglio 2013

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che bello rileggersi dopo 2 anni ed essere ancora quì col sorriso sulle labbra...
Ridendo e scherzando oramai sono passati 40 mesi da quando ho scoperto di avere uno dei tumori più cattivi conosciuti ;-)


Esserci mi da gioia totale, sono cambiato, ora sono più sereno :p

arturo 17/12/2015

 

 

Ricordatevi che io non ho consigli da darvi, non sono abilitato e non ho le conoscenze scientifiche per darvene, io mi limito a raccontarvi come curo il mio cancro, vi spiego cosa mi somministro e quali risultati ottengo, mi raccomando, voi non fate come me che sono pazzo e mi curo da solo.
rivolgetevi sempre al vostro medico curante.

 

 

A differenza di molti menestrelli del web anti-sistema io non giudico chi sceglie la strada della chemioterapia, sono vicino anche a loro, li ritengo miei fratelli di battaglia, non mi permetterei mai al mondo di puntare il dito contro chi sceglie una strada diversa dalla mia, più convenzionale, scegliere la strada meno battuta come ho fatto io è difficile, nessuno ti garantisce nulla e il supporto istituzionale e spesso familiare viene a scemare, a volte ti senti solo contro tutti, nel mio personale caso questa situazione è di stimolo ma per molti potrebbe essere uno scoglio invalicabile

 

- io voglio bene a tutti gli ammalati di cancro - TUTTI.

 

 

 

 

 

 

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