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Sezione - La-Scelta


  
01/11/2013
22:46:01

Chemiterapia?-Naturoterapia?



Medicina convenzionale o medicina alternativa?





A volte nella vita sei chiamato a fare delle scelte, veloce, senza tempo a disposizione per ponderare e valutare troppo.

Sono momenti difficili che spesso segnano il tuo futuro, devi decidere quale sentiero intraprendere e possibilmente ne devi essere convinto, la titubanza e l'incertezza giocano sempre ed in ogni caso contro di te.

Ai primi di febbraio ero col morale a pezzi, mi ero da poco ripreso in seguito ad una operazione con ricaduta alle pleuree polmonari, il mio oncologo mi aveva appena informato sul fatto che la Pet del 19 gennaio evidenziava possibili neoplasie metastatiche ai linfonodi.

Ero distrutto nel corpo e in buona parte anche nella mente, ragionavo già come un terminale, quando me ne andavo a letto, nel buio e nel silenzio della stanza pensavo alla fase terminale, alla fatica e al dolore che avrei dovuto provare anche per morire, pensavo al mio corpo che pian pianino si riduceva a scheletro, al prurito, alle pustole, al dolore, alla morfina, pensavo ai miei cari che mi accudivano, vedevo e sentivo la loro sofferenza respirarmi addosso.

Ho passato momenti tremendi, emozionanti all'ennesima potenza, un concentrato di riverberi emozionali, solo chi sa di strare per morire penso riesca a capire e immaginare.
D'altronde erano anni che mi domandavo cosa si provava quando ti dicevano che avevi un tumore ed eri terminale, ora lo sapevo, la mia malefica curiosità era soddisfatta.

Guardavo ogni cosa che mi circondava, ogni paesaggio, la spiaggia, il mare, ascoltavo il vento che mi sibillava negli orecchi e pensavo che di li a poco non avrei visto più nulla, non avrei sentito più nulla.

SILENZIO.


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01/11/2013
22:54:31

La Scelta






Da quando ero tornato a casa (21/12/2012) avevo trascorso molte ore ad informarmi sulla mia patologia, sapevo tante cose, sapevo che un resezionato come me subisce recidive (ritorno del tumore) nel giro di un paio di anni con percentuali del 95%, sapevo che la sopravvivenza a 5 anni dei patologici da carcinoma epatico va dallo 0 al 2% , 5 anni erano tantissimi, mi accontentavo, avrei pure firmato, conoscevo le terapie alternative verso le recidive, termoablazione, alcolizzazione, quasi le aspettavo.

Invece la scoperta delle metastasi linfonodali mi aveva sprofondato nell'abisso, distrutto ogni speranza, spazio assoluto allo sconforto e alla sconfitta, disperaziome muta .......

Nel colloquio dove mi illuminava sui risultati della Pet il mio oncologo mi accennò all'unica proposta significativa della medicina tradizionale alla mia patologià, sorafenib, esiste un farmaco di nuova generazione che da ottimi risultati, (mi disse)
Tutto però fu rimandato alla tac di conferma a metà febbraio, il mio oncologo la voleva vedere chiara, non si accontentava dei risultati della pet e in questo suo professionale modo mi lasciava ancora un filo di speranza, i linfonodi potevano essere reattivi e quindi falso-positivi.





In famiglia ho due precedenti vissuti direttamente sulla pelle.

mio padre, morto nel 1994 per carcinoma al polmone e metastasi alle ossa. (58 anni)
mia madre, morta nel 2004 per carcinoma intestinale con metastasi a fegato e reni. (68 anni)
per la cronaca mio nonno, morto nel 1960 a 43 anni per tumore all'esofago.
morto in agosto, come mio padre, io sono nato in novembre, non ci siamo neppure incontrati,
io porto il suo nome e cognome, li ho tutti al cimitero, uno sopra l'altro.
per non farmi mancare nulla al loro fianco ho la mia cugina preferita, morta a 31 anni (incidente)
mio padre non ha fatto chemioterapia, è vissuto 6 mesi dal giorno della diagnosi, 6 mesi dignitosi dove stava bene, mangiava, aveva appetito, è stato male solo l'ultimo mese.

mia madre ha fatto chemioterapia, è vissuta 23 mesi dal giorno della diagnosi, è stato un calvario vergognoso, un'umiliazione psico-fisica della persona, le collaterali fisiche erano allucinanti, quelle emotive fatico a descriverle perchè non ero nella sua testa ma vi assicuro che ha vissuto mille volte meglio in sei mesi mio padre di mia madre in 23 mesi.

Ora dovevo decidere la mia strada, somministrarmi sorafenib che non mi dava speranze di guargione ma solo l'allungamento della vita del 40% oppure scegliere la strada alternativa.




Io ho scelto la strada alternativa, ai miei ho detto:

non mi interessa elemosinare qualche mese di vita in più dovendo pagare il fatto dello star male da subito, ho appetito, sto bene, non rinuncio a questo stato per uno sputo di mesi che dovrei saldare colle collaterali del sorafenib..

andiamo avanti così, farò come mio padre, quando starò male mi darete la morfina e pace all'anima mia.





questa è la lettera (clicca qui) che ho consegnato il 19/04/2013 al mio oncologo mentre firmavo la rinuncia alla somministrazione del sorafenib.

Il mio oncologo è una brava persona, un giovane preparato e meticoloso, io gli voglio bene anche se siamo su due sponde diverse, lui lavora e diffonde la medicina tradizionale, io ho scelto quella alternativa, in questo mi ha portato completo rispetto,





Questo invece è il testo(clicca qui) che più ha rafforzato, non condizionato, rafforzato

La mia scelta.


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