Metastasi Epatiche

Introduzione

Per la localizzazione anatomica, la particolare vascolarizzazione e le caratteristiche istologiche, il fegato è uno degli organi più frequentemente coinvolti nella fase metastatica di numerosi tumori, prima fra tutti quelli del tratto gastrointestinale.

Le metastasi epatiche sono di gran lunga le più frequenti neoplasie del fegato, in un rapporto di circa 20:1 con i tumori primitivi epatici, soprattutto in pazienti senza epatopatia cronica come fattore di rischio per il carcinoma epatocellulare (HCC) 1 2.

Nei pazienti cirrotici, o con epatopatie croniche, prime fra tutte le infezioni virali da HBV ed HCV, risulta essere invece l’HCC la neoplasia maligna più frequente.

Le neoplasie maligne extraepatiche mostrano inoltre una ridotta capacità metastatica nel fegato cirrotico .

Pur potendo qualsiasi tumore metastatizzare nel fegato, i tumori del polmone, colon, pancreas, mammella e stomaco rappresentano le neoplasie che più frequentemente causano metastasi epatiche (Tab. I).


I carcinomi del distretto testa-collo e, in genere, i sarcomi, sono invece le neoplasie che più raramente metastatizzano nel fegato.

La diffusione metastatica nel fegato avviene quasi sempre per via ematica, ma raramente alcuni tumori possono metastatizzare anche per via peritoneale (es.: carcinoma di tipo diffuso sec. Lauren dello stomaco) e, almeno teoricamente, per via linfatica.

La capacità metastatica nel fegato sembra inoltre essere dipendente dall’istotipo considerato, essendo molto elevata per gli adenocarcinomi, le neoplasie ematologiche, i carcinomi con differenziazione neuroendocrina e i melanomi, e invece molto più blanda per i carcinomi spinocellulari e transizionali.


Per prima cosa, solo quando il corpo è acido esso è vulnerabile ai germi:
In un ambiente sano e basico i germi non possono avere un punto di appoggio.

Gli acidi sono l'espressione di tutte le malattiee dei disturbi, come del malessere.

In poche parole, una buona salute pretende un corpo in equilibrio acido-alcalino.

Scegliere una dieta ed uno stile di vita opportuni, è la sola strada per assicurarlo.


Aspetto macroscopico

Le metastasi epatiche possono presentarsi come noduli singoli o, molto più frequentemente, multipli, a contorno irregolare.

A volte le aree centrali dei noduli metastatici possono andare incontro a fenomeni di necrosi, impartendo così al nodulo un caratteristico aspetto “ombelicato”, particolarmente frequente nelle mestastasi dei carcinomi del colon e in generale nelle metastasi da adenocarcinoma.

 

 

Aspetto microscopico

Le metastasi di solito riproducono l’aspetto istologico del tumore primitivo, cosicchè, soprattutto se la lesione primaria è già conosciuta, il patologo può nella maggior parte dei casi confermare o escludere che il tumore epatico esaminato rappresenti una metastasi.

Qualora invece il tumore primitivo non sia conosciuto, lo spettro della diagnosi differenziale risulta essere molto più ampio, e soprattutto in passato il patologo non di rado poteva rendere soltanto una diagnosi di istotipo (es: adenocarcinoma mod.differenziato), spesso senza poter indicare la sede primaria del tumore ed escludere, in caso di adenocarcinoma, un tumore primitivo del fegato (metastasi da adenocarcinoma versus colangiocarcinoma).

Negli ultimi anni però il continuo miglioramento delle tecniche immunoistochimiche e di biologia molecolare hanno reso possibile l’identificazione del tumore primitivo in gran parte dei casi.

Spesso il patologo che osserva al microscopio un tumore epatico sospetto di metastasi, in assenza di tumore primitivo conosciuto, si trova di fronte a 2 tipi di quesiti da risolvere:

1) neoplasia metastatica versus neoplasia primitiva epatica (colangiocarcinoma, carcinoma epatocellulare, adenoma biliare, ecc.)

2) identificazione del tumore primitivo. In molti casi le colorazioni istochimiche di routine (ematossilina-eosina, PAS, ecc.) risultano sufficienti per giungere ad una corretta diagnosi.

In una percentuale non trascurabile di casi però è necessario far ricorso a tecniche immunoistochimiche e/o di biologia molecolare per rispondere ad entrambi i quesiti. Molti tumori epatici, primitivi o secondari, sono infatti caratterizzabili immunofenotipicamente utilizzando un panel di anticorpi 4 5 .

Nella diagnosi di carcinoma epatocellulare risultano particolarmente utili i seguenti anticorpi: Hep-Par 1, alfa-fetoproteina, CD10, CEA-policlonale.

TabII      
CK7+/CK20+ CK7-/CK20- CK7+/CK20- CK7-/CK20+

Colangiocarcinoma
non-periferico

Ca. pancreas

Ca. uroteliale

Ca. ovarico
mucinoso

Ca. Epatocellulare

Ca. Renale

Ca. Prostata

Ca. Squamoso

Ca. neuroendocrino

Colangiocarcinoma
Periferico

Ca. mammella

Ca. Polmone
no small cell

Ca. Ovarico
sierico

Ca. Endometrio
Mesotelioma

Ca. colon

Ca. Merkel


Il colangiocarcinoma esprime citocheratina 7 (CK7) e, soprattutto nelle forme periferiche, si caratterizza per la contemporanea assenza di espressione di CK20.

Il pattern inverso (CK7-/CK20+) è invece altamente caratteristico del carcinoma del colon.

L’espressione coordinata di CK7/CK20 è uno dei panel immunoistochimici più utilizzati nella tipizzazione delle metastasi da adenocarcinoma (Tab. II), e pur non essendo nessuna delle possibili combinazioni assolutamente specifica di un tipo tumorale, questa indagine immunoistochimica permette in molti casi di giungere ad una corretta diagnosi del tumore di origine.

Un’ulteriore categoria di anticorpi ancora relativamente piccola che sta però rapidamente espandendosi è rappresentata dagli anticorpi verso proteine organo-specifiche o organo-associate, come ad esempio la TTF-1 (thyroid transcription factor-1) e l’antigene prostata specifico (PSA) (Tab. III). Questi anticorpi permettono l’identificazione del sito primario del tumore metastatico con altissima specificità.

 

 

Fonte:

L.M. Terracciano Istituto di Patologia, Università “Federico II”, Napoli; Istituto di Patologia, Università di Basilea, Svizzera

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